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È italiano ma vive in Austria, a Vienna e la ama. È un giornalista ma dice di essere soprattutto un apicultore perché “ama le api e collabora con loro” . Si chiama Fausto Delegà e pensa che il miele debba essere “onesto e vero” tanto quanto un vino, e raccontare il territorio. Ha anche un’ idea precisa su come interrompere il processo di diminuzione delle api, perciò non ci resta da fare altro che leggere l’intervista di questo simpaticissimo amico.

Da giornalista ad apicoltore, il salto è lungo. Come è successo?

Mah, potrei definirmi un “giorn-apista” , ah ah ah. Direi che sono rimasto un giornalista che ama le api e collabora con loro. Proprio però dalla mia attività di giornalista ebbi la fortuna, anni fa, di cenare a fianco del grandissimo e indimenticato Giorgio Celli. Da quel dialogo nacque la mia passione per le api e i mieli che poi si concretizzò in varie collaborazioni con grandissimi apicoltori per creare progetti di mieli e che oggi qui a Vienna, città dove vivo oramai da 4 anni, si è concretizzata nell’avere i mie apiari i due terroir di mieli viennesi straordinari: il Lainzer e il Prater.

Apicoltore o api-cultore?

Apicoltore o apicultore? La differenza va al di là della semplice vocale, sono due punti di vista molto diversi tra loro. L’apicoltore alleva api , in genere, per ricavarne mieli e questo è in genere il suo obbiettivo principale, legittimo e perfetto, specie se si tratta di vivere di mieli. L’apicultore ha come obbiettivo la collaborazione con gli organismi sciame senza avere come fine principale la sola produzione di mieli. I mieli sono una conseguenza, un regalo, un dono delle api. Certo il vero api-cultore non vive di mieli, o non di soli mieli. Io posso permettermelo, molti altri grandi amici api-cultori anche. Aggiungo poi che vi sono molte figure intermedie, voglio dire grandi apicoltori anche professionisti che sempre più mettono in primo piano il benessere degli sciami. Sono quelli che in genere producono mieli straordinari privilegiando qualità a quantità.

Perché in Austria?

Austria. Potrei dire che oggi questo è il mio Paese, Paese che amo. Mia moglie è austriaca e Vienna è oggi la mia città. Una della più belle e vivibili città al mondo. Dove viviamo bene noi vivono bene anche le api. Grandi parchi puliti e sani, grande rispetto per la natura, grandi zone ancora incontaminate. L’Austria direi è unica in questo. Un piccolo Paese ronzante dove l’api-cultura è arte, sacralità, amore per i mieli.

Quali sono le qualità di un buon miele?

La qualità principale che un miele deve avere è l’essere onesto e vero. Per “vero” intendo essere un alimento pensato dalle api in un terroir scelto da un bravo apicultore dopo attente ricerche e valutazioni. Questi pensieri delle api, perché di questo si tratta, noi li chiamiamo mieli. Loro con i loro voli incessanti su fiori nettariferi e foglie coperte di melate varie, dialogano con gli esseri vegetali viventi, con il clima, con il sole, con i venti. Decidono in modo sorprendente quale miele produrre in un dato terroir, lo fanno tenendo presenti aspetti a noi invisibili. A noi spetta solo avere pazienza, attendere le loro decisioni e non rovinare i loro racconti mescolando mieli e creando una babele incomprensibile. Ogni terroir di mieli, parafrasando termini alcolici, ha il proprio Barolo, il proprio Timorasso, il proprio Passito. Il viticoltore raccoglie i pensieri delle vigne, l’apicoltore, o meglio l’api-cultore, raccoglie i pensieri delle api nati dalla loro millenaria opera amorosa con fiori e linfe. Con una differenza. Nei mieli l’uomo non mette bocca. Tutto viene deciso dalle api che rimangono selvatiche, sempre, sia chiaro.

Che caratteristiche ha un miele prodotto in piena città, Vienna, nel suo caso?

Nelle città molto verdeggianti e sane, Vienna è una di queste, le api possono produrre ottimi mieli. Questo perché spesso nei giardini e nei parchi sono vietati trattamenti fitosanitari essendo molti i bimbi che li frequentano e vi giocano liberi. Questa per le api è anche una ottima cosa. I fiori poi hanno una grande cura e capacità nel filtrare e proteggere i loro nettari che poi vengono bottinati, sani e puliti, dalle api. Chiaro è che la scelta di impiantare un apiario va fatta con criterio, scegliendo luoghi adatti, dove le fioriture siano adatte alla produzione di mieli. Io a Vienna non ho problemi. Le mie api sono in zone di città , o periferiche, assolutamente lontane da ogni mezzo di trasporto umano che non siano le gambe o la bicicletta. Le fioriture selvatiche sono abbondanti e vanno dai ciliegi agli ippocastani, dall’aglio ursino ai tigli, dalle acacie alla solidago, arrivando a mari immensi di tarassaco. Le api creano millefiori stupendi che io raccolgo separatamente. Quelli primaverili – maggio primi giugno – e quelli estivi – fine giugno primi luglio.

Ci parli dei Mieli di Paesaggio. In che consiste il suo progetto?

Mieli di terroir, o mieli di paesaggio come li chiamiamo noi qui a Vienna. Landschaftshonig. L’intuizione nacque circa 15 anni fa in Italia quando insieme alla carissima amica Karis Isabella Davoglio creammo il sito www.adottalveraibio.com. Ragionare di mieli come si fa per i vini. Come le vigne guidate dai viticoltori sanno riportare in una bottiglia il vino che diviene racconto di una specifica zona, di un terroir, anche le api lasciate operare libere in un terroir creano mieli che sono il racconto preciso di quel terroir. Anche nei mieli vi sono perciò tutte le caratteristiche di una zona precisa e sono percettibili, precise. Ogni miele ha una sua carta di identità. Sta poi nell’apicoltore salvaguardare questa identità straordinaria non mescolando mieli che provengano da zone diverse e magari lontane tra loro. Purtroppo questa prassi in molti casi viene ancora attuata ed allora ogni personalità e i vari caratteri del luogo che con tanta fatica le api hanno trasportato nel miele, vengono cancellati in un attimo. Sarebbe come se un vignaiolo producendo un ottimo Barolo decidesse poi di mescolarlo magari con un Dolcetto prodotto a pochi chilometri. Voi capite bene che sarebbe un sacrilegio, tutto diverrebbe un vino rosso incomprensibile e incapace di raccontare i luoghi da cui proviene. I mieli fanno la stessa cosa. Nei mieli le api mettono i pensieri delle fioriture che sono pensieri degli esseri vegetali viventi. Sono ragionamenti fatti attraverso le radici che dialogano con i suoli, dalle foglie con il sole, dai rami con i venti e poi l’umidità, le temperature e infine le azione umane. Nei mieli tutto questo è concentrato e messo a nostra disposizione dalle api che donano mieli in cambio di accudimento, protezione e rispetto per le loro esigenze che noi api-cultori garantiamo loro.

Negli ultimi anni, in tutto il mondo, le api sono in via di diminuzione e si teme la loro sparizione. Ha sperimentato di prima mano il problema? Se sì, secondo lei, esiste un rimedio?

Tutti coloro che collaborano con le api hanno oggi sperimentato questi problemi. Le cause sono molteplici. Uso fitofarmaci, ambienti degradati, scarsa biodiversità, acari, virosi, attacchi batterici, ceppi di api meno resistenti ecc. E’ una battaglia continua che va combattuta per proteggere il più possibile gli sciami. Attraverso una ricerca scientifica e l’uso di tecniche e prodotti sempre più efficaci contro le malattie delle api e tollerati dagli sciami. La ricerca è oggi, sulle api e sul come proteggerle, molto avanzata. Infine direi anche attraverso una scelta oculata e rigorosa dei luoghi su cui attivare degli apiari. Oggi le api non si possono mette in luoghi a caso, solo perché magari comodi per noi o facili da raggiungere. Con più il luogo garantisce biodiversità vegetale, naturalità e salubrità con più sarà adatto ad ospitare i voli delle api e la loro vita complessa mantenendole in salute.

Ha un aneddoto particolare da raccontare, sul suo lavoro con le api?

Più che aneddoti direi osservazioni o meglio sensibilità che si acquisiscono stando vicini alle api e con mani e testa negli alveari. Con le ragazze ronzanti bisogna essere onesti e leali. Con loro non si può barare e nemmeno essere superficiali. Se sbagli paghi; sempre. A volte con semplici ma dolorose punture. A volte con la perdita dello sciame stesso. Loro direi sentono i tuoi sentimenti nei loro confronti. Specie se sono rabbia o affetto, nervosismo o calma, pensieri leggeri o pesanti. Aprire un alveare e mettervi mano è una sorta di meditazione, una sorta di atto d’amore tantrico. E’ come accarezzare la ragazza che ami: se sei riamato e la cosa è gradita tutto diviene bellissimo e sublime. Se sei invadente e non accetti tutto diviene difficile, a volte molto doloroso.

Intervista e domande a cura di Michael Meyers

Testi a cura di Tamara Giorgetti – Un Pezzo della mia Maremma
Fotografie dei mieli a cura di Fausto Delegà
Fotografie dei favi e delle api a cura di Andrea Gasparetto Ph.

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