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Nessun italiano è stato maltrattato con questa panzanella di Martha Stewart ma, diciamocela, l’italiano non ha neanche goduto…

L’italiano ama il cibo. Ama mangiarlo. Parlarne. Stare a tavola ore. Fare pasti da mille e una portata. Discute e si scalda, addirittura. L’italiano vive il cibo a 360°, anzi, a 720° visto che è molto interessato anche al campo dal quale viene, al Km0 o anche meno, al modo in cui è stato allevato l’animale che mangerà, ai condimenti e ai prodotti della propria zona.

Mentre si sta a tavola in uno di quei matrimoni infiniti dove se non ci sono sette antipasti, quattro primi, quattro secondi, fritto, formaggio, dolce, frutta, caffè e ammazzacaffè non si è a una festa. Ecco, in questa occasione l’italiano parla ancora di cibo, di quello arrivato, di quello che arriverà e di cosa ci sarà per cena una volta levate le gambe da sotto al tavolo…

La cucina italiana non ha piatti unici. Ci sono gli antipasti che potrebbero ben essere da piatti unici per vegetariani (ad esempio le torte salate liguri e le focacce pugliesi) a secondi piatti in miniatura (come il vitel tonè). Ma l’italiano è capace di mangiare un antipasto di mare, un risotto con i frutti di mare e poi “spararsi” una frittura di pesce, facendo del suo pasto la sagra della proteina.

Poi c’è il “barbaro”, comunemente detto “straniero”: colui che butta di tutto nello stesso piatto, che mangia per poter funzionare, che non prova piacere a pensare a cosa ci sarà per cena…

Arriviamo ora alla nostra panzanella di oggi, un’insalata di pane raffermo, pomodori e altre verdure tipica del Centro Italia che si mangia come primo o contorno. Ma il “barbaro” non ce la fa a preparare un’insalata così e non aggiungerci dell’altro in modo da renderla un piatto unico equilibrato e non rompersi di più stando in cucina.

La versione prescelta è quella di Martha Stewart, una donna così perfettina che sembra fatta di puro ghiaccio senza sentimenti… se volete, però, un libro con le basi spiegate come se aveste cinque anni o nessunissima esperienza in cucina non posso che consigliarvi uno dei suoi dal titolo inequivocabile, Scuola di Cucina. Ovviamente la sua ricetta ha solo dei prodotti italianissimi, il fatto che poi tra di loro non leghino è assolutamente secondario.

Italian Panzanella
di Martha Stewart.

Pomodori costoluti
Pomodori datterini
Pane toscano
Cetriolo
Cipolla di Tropea
Fagioli cannellini in scatola
Provolone
Olio extravergine d’oliva del Centro Italia
Aceto di vino rosso
Basilico
Sale
Pepe

Abbrustolite il pane e tagliatelo a cubetti. Mettetelo in fondo al vostro piatto da portata.
Lavate e tagliate i pomodori costoluti a spicchi e quelli datterini a metà o in quarti. Metteteli nel piatto.
Lavate il cetriolo e sbucciatelo in modo irregolare tagliatelo a fettine molto sottili con il coltello o una mandolina se la avete.
Sbucciate, lavate e tagliate a strisce la cipolla rossa di Tropea. Unitela agli ingredienti di prima.
Finite con i fagioli cannellini, il provolone tagliato a cubetti (non ce lo vuoi mettere?) e condendo con l’olio mescolato all’aceto, il sale ed il pepe. Mescolate e decorate con qualche foglia di basilico spezzettata con le mani.
Non è un caso che non ci siano le quantità degli ingredienti nella ricetta: nessun italiano dev’essere maltrattato.

Testi e fotografie a cura di Silvia de Lucas Rivera

5 Comments

  • Giulietta

    19 giugno 2017 at 11:37

    Ahahahahah
    Diciamo che a restare un po’ aperti e se non ci attacchiamo ai nomi ed alle rispettive ricette, anche questa può essere una …. insalata,..panzan…ella ahahahahah.
    Mi turba l’aceto con il provolone ma un assaggio non si nega a nessuno ahahahah

    1. Redazione

      19 giugno 2017 at 11:38

      Il provolone turberà le notti di molti dopo questa. Ma alla Martha glielo si perdona… o no? 😀

  • Simona

    19 giugno 2017 at 13:10

    Il provolone..ma anche il pane tostato senza ammollo ..insomma è un’insalata, ma lasciamo alla signora Perfettina l’illusione che sia l’Italian Panzanella (comunque secondo me qualche toscano c’è rimasto secco!😂)

  • Pellegrina

    19 giugno 2017 at 17:31

    Ma come al solito è la scarsa conoscenza di cio’ che è italiano e cio’ che non lo è che dimostrano gli anglosassoni, troppo facilmente incensati anche quando non lo meriterebbero, il che bene non fa a nessuno. Vedo questo post del resto abbastanza critico, per caso, cercavo altro, e come sempre rimango sorpresa rispetto al noblesse oblige che dovremmo tributare comunque e a occhi chiusi a qualsiasi cosa ci venda il mercato alimentare degli anglosassoni. Che sanno ovviamente cucinare alcune cose, se vogliono (a me i piatti più tradizionali del pub piacciono anche se li conosco poco, le pie, il pesce fritto, le pastries il sidro ecc.), ma non tutto e forse meno di quel che si vuol pensare, ma stanno omologando tristemente la cucina quotidiana e popolare, nonché i banchi dei supermercati ché proporre la stessa roba impacchettata ovunque fa guadagnare di più e costa di meno.
    Ovviamente questo cibo vale per i poveri e medio poveri, non certo per i benestanti che poi hanno la tenuta privata, sanno perfettamente scegliere il menu giusto e il pesce giusto per le persone giuste con le tovaglie giuste, e poi sanno rivendersi come pop cacciando urletti davanti al barattolo confezionato di turno.

    Per gli anglosassoni il continente ha difficilmente confini tra i paesi “del sud”: e “italiano” diventa spesso un pasticcio con lo spagnolo, o per gli statunitensi con il messicano, il che spiegherebbe l’uso dei fagioli qui dentro – come se il pane non fosse già abbastanza sostanzioso e compatto, mentre l’horror vacui da proteine animali spiega il formaggio, il provolone essendo il tocco esotico dello chef in mezzo ai cipressi (del resto se Hay riesce a chiamare roba come un’insalata di pollo mozzarella parmigiano e salsa, o una torta di formaggio uova e panna con un paio di pomodori “fresh&light” senza che nessuno si sorprenda che ti vuoi aspettare?).

    Insomma, magari sanno qual è il fagiolo giusto per la cucina toscana, ma non hanno la cultura che ha elaborato nei secoli l’uso di quel fagiolo in quel certo modo e di altri ingredienti in altro modo.

    Non è difficile capirlo e non sarebbe difficile impararlo, ma non ci si mettono, non gli interessa.

    Sono rimasta allibita davanti ai menu dei ristoranti pretesi italiani di Oliver dove si devono ritrovare tre ingredienti fissi: peperoni, parmigiano e aglio, molto aglio, su TUTTO.
    Ora, manco io saprei usare lo stilton in cucina, pero’ non pretendo di scrivere libri in materia e non mi sognerei di essere encomiata se elaborassi una cucina su queste basi.

    Quanta IGNORANZA e pure presunzione, da parte di una tizia che ha un impero commerciale di miliardi, magari pure con qualche giravolta.
    Ora se a costoro piace mangiar cosi’ fatti loro. Ma l’importazione per principio, come se dovessero diventare dei modelli, qui da noi (clima diverso, storia diversa, prodotti diversi – per ora – produzione diversa – per ora-), ecco questo mi sembra profondamente irresponsabile sotto ogni punto di vista, dal sanitario al culturale.

    Ma perché voler sembrare quello che non si è, si diceva una volta.
    Molto ma molto ma molto tempo fa.

    Ma tanto è inutile, omai s’è deciso che cosi’ dev’essere e cosi’ sarà, non fosse che per tigna.

  • Patty

    19 giugno 2017 at 21:25

    Dopo aver letto la ricetta, ho avuto l’illuminazione: potrei diventare una star del softball. Se qualcuno mi lanciasse quel piatto pieno in volo, potrei fulminare il ricevitore con un fuori campo indimenticabile.
    Martha torna a fare bundtcake please.

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