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In Piemonte tutti conoscono questa preparazione come bunet o bonet ma nel resto d’Italia lo definiremmo un budino al cacao ed amaretti. Nel Calendario ne abbiamo presentate molte versioni differenti: quello di Luigi Veronelli, quello di Luca Montersino, quello del Cucchiaio d’Argento quello astigiano con i savoiardi, quello al cognac,
quello senza cacao ma con le nocciole

Senza entrare qui in disquisizioni sulle differenze tra budino e flan, sulla presenza o meno di farina nel “vero”; budino eccetera, quel che mi importa è avere finalmente anche io una ricetta di famiglia per qualcosa di italiano e tradizionale come il bunet, lasciatami in eredità da una mia suocera torinese insieme alla pronuncia del suo nome, con la u un po’ chiusa e con la t finale bella sonora, e al trucco di prepararlo il giorno prima.

Rispetto alla versione più diffusa nel resto della mia famiglia piemontese, mia suocera prediligeva un bunet più aromatico. Indico quindi tra parentesi i dettagli “originali” del resto della famiglia mentre la ricetta con tanti amaretti anche nella parte alcolica è proprio di quella mia amatissima suocera, che preparo quando voglio sentirmi coccolata, avvolta dalla consistenza imprevista dell’abbraccio delle cose buone, quelle che non cambiano e restano “famiglia” nonostante tutto.

del bunet
IL BUNET DI FAMIGLIA

per 8 persone

4 uova
250 g di zucchero
120 g (100 g) di amaretti, più qualcuno da tenere intero per il decoro
50 g di cacao
500 ml di latte
1/2 bicchierino di Amaretto di Saronno (rum)

Accendete il forno a 180 °C in modalità statica e mettetevi da subito una teglia con 2 dita di acqua, ampia a sufficienza per contenere la tortiera del bunet, nel mio caso uno stampo da plumcake rettangolare da 25×10 cm alto 6 cm. Riempite lo stampo stesso di acqua bollente e lasciatelo scaldare in forno fino a un momento prima dell’uso, svuotandolo ed asciugandolo poi perfettamente.

Fondete 100 g di zucchero a fuoco basso in un padellino e, quando ha un bel colore ambrato, versare il caramello nello stampo asciutto e caldo, ruotando il contenitore perché il caramello rivesta bene sia il fondo che i lati, consolidandosi leggermente. Questa procedura eviterà che il dolce si attacchi alle pareti dello stampo.

Frullate gli amaretti fino ad ottenere una polvere fine. Sbattete a lungo le uova con una frusta insieme al resto dello zucchero fino ad avere un composto liscio e ben amalgamato ma senza incorporare troppa aria.

Unite alle uova il cacao, la polvere di amaretti ed il liquore, mescolando con cura. Scaldate il latte in un pentolino senza farlo bollire; spegnete prima che cominci a fremere e versatelo a filo, molto lentamente, nel composto di uova, rimestando continuamente fino ad averlo incorporato tutto.

Versate il composto nello stampo caramellato, mettere lo stampo nella teglia di acqua bollente che è in forno e cuocere a bagnomaria circa 1 ora e 10 minuti (*). Quando un coltello entra nel bunet uscendone quasi pulito il dolce è pronto: levate la coppia di teglie dal forno e lasciatele raffreddare senza estrarre lo stampo dall’acqua.

Una volta freddo, asciugate bene esternamente lo stampo piccolo, copritelo con stagnola o pellicola e tenetelo in frigo almeno una notte, in modo che il bunet si assesti ed il caramello sul fondo torni a sciogliersi.

Al momento di servire rovesciate lo stampo sul piatto da portata, lasciate ben colare attorno il caramello e decorate con gli amaretti tenuti da parte, interi o sbriciolati grossolanamente. Servitelo freddo oppure a temperatura ambiente, tagliando il bunet a fette spesse ed irrorandole con il caramello.

(*I tempi di cottura dipendono molto da forma e dimensioni dello stampo: ma se se ne usa uno largo e basso il tempo di cottura si riduce a circa una cinquantina di minuti. La cosa importante è che l’acqua del bagnomaria non arrivi mai a bollore e che non superi in altezza 1/3 dello stampo del bunet, altrimenti il dolce non resterà compatto ma presenterà delle bollicine d’aria al suo interno.)

Annalena De Bortoli

 

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