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Pur riconoscendo che uomini nutriti male o grossolanamente hanno realizzato cose grandi nel passato, noi affermiamo questa verità: si pensa, si sogna e si agisce secondo quel che si beve e si mangia” – Filippo Tommaso Marinetti

«È lui o non è lui? Cerrrrrrto che è lui!» – Ezio Greggio, Drive in

Sul rapporto fra cibo ed arte sono stati spesi fiumi di inchiostro: nè poteva essere diversamente, vista la continua ispirazione che il cibo ha rappresentato per gli artisti di tutti i tempi, dagli anonimi autori dei graffiti nelle grotte nel Paleolitico ai ben più consapevoli artisti della Pop Art, delle ultime tendenze del panorama contemporaneo.

D’altro canto, un gesto così naturale e comune all’umanità intera come l’atto del nutrirsi doveva giocoforza assumere un ruolo centrale nell’elaborazione del pensiero umano e, da qui, nella realizzazione artistica. Non a caso, la rappresentazione del cibo non è mai fine a se stessa, ma si carica sempre di significati altri: l’alone magico delle pitture rupestri, la simbologia mistica e religiosa del Medioevo e quella tutta pagana del Rinascimento, le allegorie grevi del Barocco o, in tempi più recenti, le implicazioni sociologiche della cosiddetta Food Art sono solo alcuni dei tanti significati legati al cibo che le opere d’arte hanno inteso comunicare.

Dalle raffigurazioni del passato noi apprendiamo l’importanza della convivialità per i Greci e per i Romani, la semantica simbolica dei banchetti del Medioevo, le potenzialità espressive dei ritratti dell’Arcimboldo, il senso della vanità delle cose mondane delle Nature Morte, la denuncia sociale di umili mangiatori di patate di Van Gogh e il disvelamento di meccanismi oscuri come quelli che regolano i consumi di massa, con Andy Wharol e la Pop Art fino alle rese contemporanee nella fotografia (su tutti i Food Scapes di Carl Warner) e nel design.

Ovviamente, l’Italia occupa una posizione di primo piano in questo scenario: e se è vero che le voci contemporanee non hanno avuto la stessa incisività di un Dalì o di un Oldenburg, la potenza espressiva della pittura di un Caravaggio, di un Arcimboldo o di un Carracci è tale da attraversare i secoli e da riproporsi ogni volta in modo prorompente, riattualizzando l’efficacia del cibo inteso come strumento di comunicazione – di significati altri e di emozioni.

Immagine di Teomondo Scrofalo direttamente dall’ “Asta Tosta” di Ezio Greggio è stata presa da qui.
Testi a cura di Alessandra Gennaro

1 Comments

  • Calendario del cibo italiano: torta fondente con Coca-Cola e il cibo nella Pop-art – Scelgo un libro per bambini con la pancia piena!

    28 maggio 2017 at 15:59

    […] Giornata nazionale del cibo nell’arte, promossa dal Calendario del Cibo Italiano, dedico alla Coca-Cola, in quanto simbolo della società […]

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