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Se il caffè, inteso come prodotto, è una faccenda che non ci riguarda, l’impulso alla diffusione di questa bevanda porta la firma degli Italiani, sin dal suo primo apparire in Europa. Da quel lontano 1570, quando il medico veneziano Prospero Albini importò i primi chicchi in Europa, la storia del nostro Paese profuma di caffè, da qualsiasi punto di vista la si consideri. A dispetto di una altrettanto florida tradizione industriale, resta assodato che le miscele migliori, quelle che sprigionano l’inconfondibile profumo di casa, sono ancora opera di torrefazioni artigianali che, da decenni, portano avanti con tenacia e con passione una produzione genuina, con una costante attenzione alla qualità, dal chicco alla tazzina. Esempio di questa “vocazione” è la storia della famiglia Goppion, che non solo ci parla di un DNA intrecciato con il caffè, ma anche e soprattutto di uno stile rimasto inalterato negli anni, fatto di serietà professionale e di lealtà nei confronti della clientela, elementi che hanno reso il caffè omonimo una delle eccellenze a marchio Italia. A raccontarci il dietro le quinte di una azienda virtuosa è oggi Paola Goppion, Responsabile e Marketing della Comunicazione dell’azienda, con un’intervista che è anzitutto la testimonianza della passione che ancora anima il lavoro di questa famiglia.

1. La storia della vostra azienda è bellissima. È una storia italiana, fotografia di un’epoca di viaggi, di lavoro duro e di intuizioni felici, che si intreccia anche con le vicende del nostro Paese. Ed è anche la storia di una famiglia, secondo un modello di impresa ben radicato in Veneto, che oggi si identifica con un brand ma che 70 anni fa…. ce lo racconti tu?

Questa descritta è una fotografia perfetta della nostra storia. È il racconto di tutto quello che mi fa amare il mio lavoro, ogni giorno.

Goppion Caffè nasce nell’immediato dopoguerra con una Treviso distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Siamo nel 1948. Angelo, il più vecchio dei sei fratelli Goppion, è da poco rientrato dall’Etiopia con il fratello Giovanni, dove erano rimasti anche dopo la fine del colonialismo per gestire un negozio di prodotti alimentari italiani. Una volta rientrati acquistano la piccola Torrefazione Trevigiana Caffè in centro a Treviso, marchio al quale aggiungono il nome “Fratelli Goppion”. Un’attività fortunata, le miscele piacciono e in poco tempo si apre la prima sede fuori dal centro. Qui c’è un vero magazzino, una grande macchina tostatrice e degli ambienti per il confezionamento. Inizia la distribuzione ad altri bar della città, poi della provincia, fino a spingersi fuori regione. All’inizio degli anni ‘60 i Fratelli Goppion acquistano un ampio terreno sulla grande strada che unisce la nostra città a Venezia. Il 1968 l’inaugurazione della nuova sede, che è ancora quella attuale. Un luogo immerso nel verde, riconoscibile da una architettura post razionalista, moderna.

Oggi siamo prossimi al settantesimo compleanno – nel 2018 – con una distribuzione in trenta paesi al mondo. Dall’Iran alla Polonia, dalla Georgia a Singapore. Con lo stesso impegno di una famiglia responsabile che crede che nulla avvenga per caso, che tutto vada costruito, voluto, desiderato e condiviso.

2. Come mai proprio il caffè? Scelta casuale o meditata?

Più strade ci hanno portato al caffè. La passione del nostro bisnonno, nato nel 1859 e capostipite della famiglia, che aveva un alimentari e un bar dove tostava il caffè sopra il fuoco del camino. L’esperienza di Angelo e Giovanni ad Addis Abeba in Etiopia, dove cresce uno dei caffè più buoni del mondo. Il destino che, alla fine degli anni ’40, ha portato altri due dei fratelli in Venezuela dove hanno dato vita a ‘Cafè Sant’Antonio’.

3. Ci piacerebbe approfondire con i vostri racconti come avviene la produzione e capire cosa sta dietro una singola piccola tazzina di caffè, che spesso si consuma con troppa fretta e poca attenzione.

Il caffè è una questione di Tempo. Il tempo che ci prendiamo noi per scegliere i migliori caffè del mondo e per lavorarli. Dalla raccolta, all’essiccazione al sole, fino alla torrefazione: il rispetto dei tempi è fondamentale. Il tempo che il consumatore si dovrebbe prendere per gustare il frutto di questo lavoro. Il piacere del caffè è tempo per sé. L’attesa della moka a casa, il momento al bar tra le chiacchiere e il giornale, la pausa in ufficio.

4. Quali sono i punti di forza del vostro prodotto?
Partiamo dalla qualità. Sembra scontato ma da sempre c’è la convinzione che tutto parta da un buon prodotto. La selezione di caffè pregiati è fatta con fornitori di materia prima affidabili, regolari, con solida presenza nei paesi di origine. A seguire una rigorosa selezione delle partite di caffè prima dell’imbarco e l’assaggio di esperti prima dell’acquisto. Ogni fase segue regimi di qualità, anche il confezionamento, con e senza azoto, solo con aziende fidate. Massima attenzione lungo tutta la filiera: attrezzature adeguate, moderne, energia elettrica autoprodotta con sistema fotovoltaico fino all’85%.

Poi c’è l’esperienza che ci permette di formulare miscele in grado di valorizzare le singole qualità, tenendo conto delle caratteristiche tipiche delle aree di produzione. Le origini vengono tostate singolarmente rispettando la specifica curva di tostatura, con l’occhio vigile dei maestri tostatori. Questo anche grazie all’utilizzo di tostatrici tradizionali che caratterizzano il caffè Goppion.

Infine la formazione. Educhiamo il cliente al gusto, organizziamo corsi per baristi con trainer riconosciuti. Da quest’anno abbiamo inaugurato anche la “Goppion Scuola di Caffè”: una serie di incontri in azienda per parlare di miscele, estrazioni e infusioni a filtro, di latte art e cappuccino, di aspetti nutrizionali e di botanica.

5. Avete aperto anche alcune caffetterie cittadine dove le persone possono sia gustare un buon caffè ma anche acquistarne di appena macinato dai chicchi contenuti nei silos delle varie miscele.

La prima Caffetteria Goppion ha aperto a Treviso, nel 1949, nella via principale del centro dove tutt’ora è. Dalla produzione alla vendita, in pochi passi. Oggi siamo anche a Venezia, Mestre, Belluno, Conegliano, Castelfranco, Grado, Mogliano Veneto e Padova. Qui è dove raccontiamo quello che amiamo del caffè: il suo essere un momento di incontro, uno spazio per stare bene.

Come sono cambiati i gusti degli Italiani in materia di caffè, in questi anni? E’ cambiata la sensibilità del cliente sulla bontà di un prodotto macinato fresco e accuratamente selezionato o ancora risulta una scelta di una fetta di mercato ristretta?

Qualcosa sta cambiando, lentamente. Il caffè è una delle bevande più bevute al Mondo e in Italia è una tradizione. Ma purtroppo non è sempre facile bere un buon caffè. Per cattiva qualità del prodotto o poco preparazione dei baristi. Noi ci siamo organizzati con corsi in azienda per formare i baristi e sensibilizzarli nei confronti del nostro prodotto. Insegniamo loro una corretta macinazione, estrazione, controllo dell’acqua, servizio. Da qui parte la cultura dell’assaggio. Arriveremo a non accontentarci di bere un cattivo caffè, come spesso accade anche in locali bellissimi o in ristoranti di alto profilo.

6. L’offerta di caffetterie tradizionali è incalcolabile in Italia, ma si parla con sempre maggiore insistenza dell’arrivo di catene americane dove il caffè ha una connotazione completamente diversa da quella da cui siamo abituati. Credete che l’introduzione di tale tipologia di caffè aromatizzati e “allungati” potrebbe minare in qualche modo la storia della caffetteria italiana o non lo vedete come una minaccia?

Probabilmente lo è e non possiamo impedirla. Spetta a noi renderci competitivi. Le catene americane di cui stiamo parlando offrono innanzi tutto un ‘modo’ ed un ‘luogo’. Dentro al quale si sta come nei film americani e che ci servirono a sentirci internazionali. Per fare a pari, il modello italiano dovrebbe diventare più forte e diventare più bravo iniziando ad offrire un caffè perfetto, ad esempio. La parola d’ordine dovrebbe essere specializzazione. Poi, una volta diventati bravi, potremmo aumentare il costo della tazzina che, ad oggi, fa soffrire le gestioni.

Intervista a cura di Lidia Mattiazzi

Immagini da Goppion Caffé

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