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Alessandra De Vizzi, accanto al lavoro per Disney iniziato nel 1991, avvia una prolifica carriera di traduttrice, che l’ha portata a far conoscere al pubblico italiano autori come James Redfield, Rosemary Altea, Winston Groom.
Ė autrice di tre libri, Mamma single con orgoglio e Tra amiche…, entrambi editi da Sperling & Kupfer, e di Le voci di Petronilla, in collaborazione con la giornalista del Corriere della Sera Roberta Schira. Ed è per questo libro che la incontriamo e a cui facciamo alcune domande per meglio conoscere le particolarità di Amalia Moretti Foggia, in arte Petronilla e il Dottor Amal.

Come hai conosciuto Petronilla?

Ho imparato a leggere sui libri di Petronilla, e la sentivo nominare così spesso da mia nonna e dalle mie prozie che ricordo di aver chiesto un giorno se era una mia zia! Ogni volta che cucinavano o che c’era bisogno di una medicina le mie tre vecchiette dicevano “La Petronilla dice così, la Petronilla fa cosà”. E poi i suoi libri erano sempre in bella vista sul ripiano della cucina di fianco alla bilancia a due piatti, di quelle coi pesini, il mio giocattolo preferito per anni.
Mia nonna aveva fatto rilegare tanti suoi articoli usciti sul Corriere della Sera, altri li conservava in una scatola di latta degli amaretti di Saronno, e a mano a mano che uscivano i suoi libri li comperava; la stessa cosa facevano le sue due sorelle rimaste a Saronno, sua città d’origine, e quindi ovunque mi trovassi c’era la mano di Petronilla. E non solo in cucina, visto che lei era anche il dottor Amal…

Cosa ti ha affascinato di lei?

L’affetto e la fiducia che le riservano le mie vecchiette era già un ottimo motivo per amarla. E poi adoravo i suoi racconti di vita famigliare, una splendida cornice per le sue ricette. C’erano il maritino che lavorava in ufficio, i figlioli che portavano a casa all’improvviso gli amici, la cognata robusta che le suggeriva sempre qualche novità, il fidato macellaio… L’ho sempre ammesso: la voglia di scrivere mi è venuta leggendo Petronilla da bambina, e poi da ragazza Brunella Gasperini, due donne che ho sempre adorato e considerato mie maestre.
Leggere Petronilla mi faceva stare bene, mi sentivo avvolta dal calore del suo affetto, ‘sentivo’ che lei ci teneva davvero a dare una mano alle amiche che la leggevano sia con le ricette che permettevano di fare la maionese senza olio sia con i rimedi naturali che sempre dalle pagine del Corriere offriva con il nome di dottor Amal… visto l’enorme successo delle sue ricette infatti il direttore del Corriere le aveva offerto una rubrica di consigli medici.

Necessario scrivere sotto pseudonimi?

Una donna però non era affidabile come dottore nel 1926, ahimé, e così la costrinsero a scegliersi uno pseudonimo: da Amalia ad Amal il passo è breve!
Pochi sanno che è stata una delle prime donne a laurearsi in medicina. Veramente di lauree ne ha prese due, la prima in Scienze Naturali a Padova e la seconda appunto in medicina a Bologna, seguite dalla specializzazione in pediatria acquisita al famoso ospedale Meyer di Firenze. Originaria di Mantova, avrebbe dovuto essere l’undicesima farmacista della farmacia che appartiene alla sua famiglia dal 1700, e invece la sua volontà di ferro unita a un cervello non comune l’hanno portata ad aiutare e far compagnia a un sacco di donne, per un sacco di anni visto che la conoscono e amano ancora oggi!

Oggi sarebbe possibile o è già possibile e ci sono esempi di applicazioni della sua filosofia?

I suoi consigli sono all’insegna del buonsenso e non hanno mai smesso di essere attuali, anche se negli ultimi anni sono decisamente tornati di moda… c’è qualcosa di più sensato del cucinare e mangiare frutta e verdure di stagione e il pesce pescato al momento giusto in modo da non danneggiare il patrimonio ittico? Lei si rivolgeva a massaie che dovevano vedersela con i problemi creati dalla guerra, e suggeriva ricette che garantivano un gusto ottimo pur usando ingredienti alternativi a quelli tradizionali. Ecco, a questo proposito vorrei precisare che io sono sempre felicissima di leggere articoli che parlano di Petronilla, ma una volta mi sono infuriata al punto che sarei andata a casa della tizia che ha scritto quella che considero una vera infamia, accusandola di essere complice del regime fascista, di voler tenere buone le donne e ingannarle! Questo dimostra che quella persona non si era in alcun modo documentata sulla vita di Petronilla, che ha curato gratis per 40 anni i poveri di Porta Venezia a Milano, che amica di donne del calibro di Anna Kuliscioff, Anna Maria Mozzoni, Alessandrina Ravizza, Sibilla Aleramo e soprattutto Ersilia Majno – sono tutte donne grandissime ma la Majno per me è la più speciale perché è la fondatrice dell’Asilio Mariuccia a Milano destinato alle mamme sole e in difficoltà, e alle ragazze e bambine vittime di violenza…. Petronilla faceva parte di questo gruppo di donne magnifiche della ricca borghesia che impiegavano il loro tempo e il loro denaro per aiutare donne meno fortunate di loro… oltre a curare gratis i poveri lei teneva lezione di igiene ed educazione sessuale sin da quando si era trasferita a Milano ai primi del novecento: che cosa avrebbe mai potuto avere in comune col fascismo una donna?
Che poi, io e Roberta Schira, l’amica con cui ho scritto il libro, abbiamo conosciuto i suoi nipoti e figli di vicini di casa, che ci hanno raccontato come alla fine della guerra lei e il marito avessero nascosto nella villetta estiva di Cusano Milanino un giovane ebreo…. Villetta costruita dall’amico Luigi Buffoli, creatore della Cooperativa che a Milano costruiva case a prezzi economici per operai e impiegati. Insomma l’intera esistenza di Petronilla è all’insegna dell’aiuto ai deboli e del concetto basilare che l’unione dei buoni fa la forza dei più sfortunati.

Quale era la sua filosofia, che tipo di donna era?

In qualità di medico e laureata in scienze naturali poteva suggerire solo diete salutari, validissime ancora oggi – per anni La Cucina Italiana, la prima rivista italiana dedicata interamente al cibo, ha riproposto i suoi suggerimenti! Riciclare e utilizzare al meglio gli ingredienti di stagione è il mantra di oggi, ed è esattamente ciò che lei ha detto e ridetto fino al 1947. Petronilla è stata un esempio meraviglioso prendendo due lauree e una specializzazione a fine ottocento, quando oltre l’80% della popolazione femminile era analfabeta. Amalia ha viaggiato, da ragazza per studiare e poi con il marito dottor Domenico Della Rovere, ha lavorato nel mondo dei giornali (le sue collaborazioni riguardavano una ventina di pubblicazioni legate al Corriere, come il Corriere dei Piccoli e la Domenica del Corriere), ha fatto volontariato a fianco delle donne più in gamba dell’epoca…. come si fa a non considerarla un mito?

Cosa troviamo nel tuo libro?

Io sono cresciuta amando Petronilla, già nel 2005 le ho dedicato un capitolo nel mio libro ‘Mamma single con orgoglio’ parlando della cucina più rapida e nutriente adatta alle mamme single sempre di volata e senza nessuno in casa che le aiuti. Roberta Schira l’ha conosciuta dopo ma il suo amore per lei è pari al mio.
Ci è sembrato giusto renderle omaggio con un libro basato su fatti veri – siamo state a Mantova in cerca delle sue tracce e a studiare il diario di suo padre, conservato nel locale museo comunale, a Cusano Milanino dai suoi eredi e nelle biblioteche di Milano che conservano i suoi scritti … abbiamo romanzato pochissime cose, la sua ‘vera’ vita è veramente tutta nelle pagine che abbiamo scritto con l’amore e il rispetto che questa donna meravigliosa merita.

Le fotografie a corredo di questo articolo sono delle testimonianze preziose ed inedite dell’amicizia di Petronilla e di Ada Negri, nonché delle correzioni che Petronilla stessa apportava alle bozze dei suoi scritti. Siamo veramente orgogliosi di essere stati scelti in esclusiva da Alessandra De Vizzi per poterle diffondere e far conoscere. Riceverle anche grazie alla generosità del pronipote Ferdinando Moretti Foggia è stato un immenso onore.

Ringraziamo Alessandra De Vizzi per la cortesia e la generosità con la quale ci ha regalato questa intervista e le fotografie inedite che corredano questo articolo e ringraziamo Antonella Eberlin, preziosa collaboratrice ed autrice dell’intervista, per questo scritto commovente e meraviglioso.

La fotografia storica è tratta dalla Digiteca del Corriere.

2 Comments

  • Marina

    11 maggio 2017 at 11:26

    Da quando esiste il mondo erano sempre le donne quelle che si facevano portavoci dei cambiamenti che lentamente hanno portato alla trasformazione della società. Le rivoluzionarie sagge armate dal buon senso e dal sorriso…una formula vincente direi!

  • cecilia

    12 maggio 2017 at 17:41

    Grazie per la bellissima intervista! Fino ad oggi Petronilla l’avevo solo sentita nominare, e non sapevo quale donna eccezionale fosse stata, quanto imparo da queste colonne, grazie davvero !

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