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Si dice che al tempo in cui nacque Gesù, vivesse, non lontano da Betlemme, una vecchietta dall’animo gentile ma dai modi silenziosi e dall’aspetto trascurato.

Si dice conducesse una vita modesta e solitaria e che in una sera fredda di Gennaio, apparentemente simile a tutte le altre sere, mentre stava rattoppando le sue calze rotte davanti al fuoco, sentì bussare tre volte alla sua porta.

Si dice che rimase senza parole nel vedere difronte ai suoi occhi tre uomini dall’aspetto regale, coperti da grandi mantelli, preziosamente ricamati con decori d’oro e gemme dai mille colori, una volta aperta la porta di casa.

Fu il più giovane dei tre a parlare con gentilezza alla donna; le spiegò che erano partiti dal lontano Oriente seguendo la luce di una stella cometa, notte dopo notte, alla ricerca di un bambino nato in prossimità di Betlemme alcuni giorni prima. Aggiunse che quel bambino non era un bambino qualunque ma il salvatore del mondo e loro avrebbero desiderato trovarlo per poterlo adorare e omaggiare con doni preziosi ma che, purtroppo, molte nubi quella notte avevano oscurato la splendente luce della stella cometa e loro, essendosi persi, erano stati costretti a bussarle per avere informazioni sulla strada. La vecchia, incredula difronte alla circostanza ed emozionata per il racconto appena ascoltato, diede ai tre uomini le indicazioni richieste, ma non accettò l’invito ad unirsi a loro che le fu fatto da quegli stranieri chiamati Magi. Vergognandosi per la sua bruttezza e per la sua povertà e temendo di non essere abbastanza forte per sostenere il viaggio, all’inizio non volle seguirli ma, dopo poco tempo e molte riflessioni, si pentì e decise di riempire una vecchia sacca capiente con dolci semplici preparati da lei e piccole delizie regalatele dalla natura e di partire sulle tracce dei forestieri per raggiungerli e con loro far visita a quel bambino tanto importante.

Indossava, quando lasciò la sua dimora, uno scialle povero pieno di toppe, calze e gonna logore e usava per sorreggersi a mò di bastone una scopa di saggina, vecchia anch’essa.

Ci racconta la leggenda che non riuscì a ritrovare quegli uomini; che durante il suo peregrinare bussò ad ogni casa regalando ai bambini che incontrava parte dei suoi doni, nella speranza che uno di loro potesse essere il piccolo Salvatore e che alla fine, stanca ed infreddolita si sedette a riposare sotto un’imponente quercia e lì avvolta dalla stanchezza morì. E gli angeli, che da sopra il cielo visibile a noi uomini l’avevano osservata e conoscevano la sua storia, quando giunse in Paradiso le dissero queste parole “ Befana, non ti disperare per non essere riuscita a vedere il Re dei re, lo troverai in tutti i bambini buoni! D’ora in poi ogni anno, la notte tra il 5 e il 6 Gennaio, porterai dolciumi e regali a tutti i bambini buoni, in ricordo di Gesù e dei doni che i Re Magi gli portarono.”

Il fascino senza tempo e senza macchia di questa storia delicata ha attraversato i secoli ed è arrivato intatto fino ai nostri giorni, poco importa che la Storia in realtà ci consegni origini completamente diverse per la festa dell’ Epifania, origini che affondano le loro radici nel mondo pagano dell’antica Roma, fatto di rituali propiziatori, di divinità antiche e simbolismi: importano i bambini che appendono ogni anno, la sera tra il 5 e il 6 Gennaio, le loro calze vuote ai lati dei camini, agli stipiti di porte e finestre, in fondo ai loro lettini, con il cuore gonfio della speranza di ritrovarle al mattino successivo cariche di dolcezze varie e piccoli doni. Importano le mani di mamme e nonne che nel corso dei secoli, in tutto il nostro Paese, hanno dato vita ad una tradizione forte, che si caratterizza e differenzia da regione a regione; una tradizione fatta di biscotti, torte, caramelle e dolciumi che ancora oggi vanno a riempire le calze di quei bambini e rendono unica, rispetto alle altre 364 colazioni, la colazione del 6 Gennaio.

Carbone dolce della Befana

Ingredienti

500 grammi di zucchero semolato
50 grammi di acqua
100 grammi di zucchero a velo
1 albume
1 cucchiaio di alcol alimentare o di vodka
colorante in polvere o in gel nero (oppure del colore desiderato)

In una pentola mettere 300 g di zucchero semolato e l’acqua (quanto basta per ricoprire lo zucchero). Far cuocere fino a che lo sciroppo di zucchero non avrà raggiunto i 130 gradi di temperatura.

Nel frattempo, a parte mescolare lo zucchero a velo e il restante semolato, l’albume montato a neve, l’alcol e il colorante (quanto basta a ottenere il colore che volete).

Quando la pentola raggiunge la temperatura desiderata, versare subito la glassa nera e mescolare a fuoco basso.

Il composto comincerà a gonfiarsi e ad aumentare di volume; a quel punto versare il composto in uno stampo , preferibilmente dai bordi alti, ricoperto con carta alluminio far raffreddare qualche ora. Il carbone ora è pronto per essere tagliato a pezzetti e mangiato.

Leila Capuzzo – Befanotti

Camilla Assandri – Fugassa d’la befana

Manuela Valentini – Ciambella dei re Magi

Milena Zuppiroli – Caramelle al caffè e praline

Alessandra Uriselli – Pepatelli teramani

 

Articolo di Francesca Geloso

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