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Al contrario delle convinzioni spesso superstiziose di Pitagora che riteneva che nelle fave risiedevano le anime dei morti e la preoccupazione di Platone che l’indigestione che provocavano potesse disturbare la tranquillità spirituale di chi era in cerca della verità, gli antichi Romani da bravi pragmatici che erano, le hanno man mano associate alla dea Flora, la protettrice della fioritura con il suo compito di ricordare il ciclo eterno della natura che germogliando riprende sempre a rinascere. Da li a attribuire alle fave un certo potere afrodisiaco il passo è stato breve. La gita fuori porta con le immancabili fave crude, l’antico simbolo della rinascita, accompagnate dal formaggio pecorino, potremmo considerare un vago ricordo della risposta “plebea” ai fasti banchetti in onore della dea della primavera.

Nome scientifico: Vicia Faba

Provenienza: Sconosciuta. Probabilmente Medio Oriente.

Stagionalità: Da Aprile a Luglio.

Valori Nutrizionali: Con circa 88 calorie per 100 g, le fave fresche sono un alimento povero di sodio e di grassi e molto ricco di proteine. Contengono buoni livelli di Riboflavina, Niacina, Fosforo e Potassio e sono un’eccellente fonte di Acido Folico, Rame e Manganese.

Propietà Medicinali
Ricche di fibre insolubili, hanno un leggero effetto lassativo, che aiuta all’accelerazione del transito intestinale.

Il contenuto di Acido Folico, quasi la metà del fabbisogno di un adulto, fanno delle fave un ottimo alimento durante la gravidanza, per prevenire malformazioni del feto.

Le fave contengono un aminoacido chiamato levodopa, usato nell’industria farmaceutica per il trattamento della malattia di Parkinson’s e che potrebbe essere utile nella prevenzione dell’Alzheimer.

Usi in cucina: Crude, Bollite, in puré, in insalate, come qualsiasi verdura.

Le fave fresche, quando sono un po’ grandi, è un bene lessarle per pochi minuti e togliere la pellicina esterna, che potrebbe risultare indigesta a soggetti più sensibili.

Accostamenti di gusto: Con formaggi come Feta, pecorino, parmigiano e caprini. Aglio, piselli, carciofi, timo, limone.

Nella tradizione agroalimentare principalmente di Lazio e Toscana, le fave sono il simbolo delle merende primaverili e di solito vengono consumate crude, accompagnate da pane casereccio, salumi, vino rosso e pecorino, formaggio saporito apprezzato fin dai tempi antichi sia per la sua buona capacità di conservazione garantita dall’alto contenuto di sale, sia per essere molto nutriente e digeribile.

In Toscana, le fave vengono chiamate più comunemente “baccelli”, parola con cui ci si riferisce non all’involucro ma alle stesse fave fresche, tolte dalla pianta prima che diventino troppo mature, e si usa accompagnarle con il “Pecorino Baccellone”, un PAT della Garfagnana pastorizzato tra marzo e giugno il cui nome deriva, appunto, dall’usanza di accostarlo alle fave. Nelle zone più meridionali della Toscana, le fave vengono accompagnate con il classico Pecorino Marzolino di Pienza. Nelle campagne romane, invece, l’abbinamento delle fave è col più saporito Pecorino Romano.

Aneddoti e curiosità

È uno dei pochi alimenti di cui non si conosce l’origine esatta, né la pianta selvatica che ne avrebbe dato origine. Si potrebbe essere sviluppato nel Bacino Mediterraneo o nell’Asia Sud Occidentale.

Il reperto archeologico più antico legato al consumo di fave, risale all’epoca del neolitico (6800-6500 A.C.) trovato in Israele.

Le fave verdi vengono dal frutto acerbo. Il frutto che raggiunge la completa maturazione, è poi disseccato ed è quello che conosciamo come fava secca, che ha altri modi di cottura, e diversi valori nutrizionali.

Pitagora non poteva neanche toccarle o avvicinarsi a un campo di fave, si dice fosse affetto da favismo.

3 Comments

  • Purè di Fave con cicoria e pecorino | Rossella lacucinatifabella!

    1 maggio 2017 at 9:11

    […] Un piatto della tradizione pugliese per eccellenza protagonista della GN delle fave e pecorino. […]

    1. Piatto mangiato l’estate scorsa a Ceglie: mi ha creato dipendenza

      1 maggio 2017 at 9:52

      Fantastico

  • Paola Sartori

    1 maggio 2017 at 10:49

    La fortuna di essere in queste giornate di ponti al Sud e di aver potuto contribuire a questa giornata. Mi piace la cucina semplice dei sapori della tradizione. Bravissime 😉

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