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“Sono un morto di fame autentico, la mia non è una fame atavica, io discendo da una dinastia di morti di fame: mio padre, mio nonno, il mio bisnonno, il trisavolo, il quintavolo e tutti gli avoli della mia famiglia e collaterali” (Totò sexy- 1963)

Chissà a che cosa avranno pensato i genitori di  Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Commeno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, quando gli imposero questa lunga sequela di nomi: forse a rinverdire i fasti di un passato di cui non restava alcuna traccia, fra i vicoli del Rione Sanità dove il bambino venne alla luce, forse a farne un Monsignore, forse solo a regalargli l’unico tratto di distinzione in una comunita’ dove il destino sembrava tristemente tracciato, per tutti. Di certo, mai avrebbero immaginato che di quel nome sarebbe rimasto solo un corto diminutivo e quel titolo avrebbe guadagnato lustro e prestigio sulle tavole dei palcoscenici e dietro la macchina da presa, consegnando il loro figlio ad una fama imperitura, come Totò, il Principe della Risata.

In una data eccezionalmente importante come quella di oggi, in cui si celebra il Cinquantenario della scomparsa del più grande attore comico italiano , ricordarlo nel nostro Calendario appare quasi doveroso, in nome del ruolo di tutto rispetto che il cibo ebbe nei suoi film. Più che di un Antonio De Curtis buongustaio (secondo il ritratto che ne fa la figlia Liliana nella prefazione al suo libro, per altro non confermato da altri testimoni), l’attenzione va sul Totò affamato, interprete di uno dei bisogni più urgenti dell’Italia della guerra e del dopoguerra, a cui diede voce con la sintonia tutta speciale di chi, quelle privazioni, le aveva vissute sulla propria pelle.

«Io so a memoria la miseria e la miseria è il copione della vera comicità. Non si può far ridere se non si conoscono bene il dolore, la fame, il freddo, l’amore senza speranza, la disperazione della solitudine di certe squallide camerette ammobiliate alla fine di una recita in un teatrucolo di provincia; e la vergogna dei pantaloni sfondati, il desiderio di un caffelatte, la prepotenza esosa degli impresari, la cattiveria del pubblico senza educazione. Insomma, non si può essere un vero comico senza aver fatto la guerra con la vita”

Una guerra con la vita che, spesso, aveva come campo di battaglia il cibo: gia’ nel suo primo film, Fermo con le mani (1937) Totò ruba le pietanze da una tavola imbandita, servendosi di una canna da pesca. E da li’ in poi, sarà tutta una continua carrellata di battute, fotogrammi, riferimenti più o meno espliciti, scene diventate di culto, come quella del “paltò di Napoleone” in Miseria e Nobiltà

o quella ormai iconica degli spaghetti, sempre dal medesimo film

Su questa sequenza sono stati consumati litri di inchiostro, tanto e’ rappresentativa della cifra espressiva di Totò, quando si tratta di parlare di fame.

L’accostamento con la scena degli spaghetti di Alberto Sordi in Un Americano a Roma è inevitabile, non fosse altro che per la sorprendente coincidenza dell’anno di produzione dei due film, entrambi del 1954, quando lo spettro della fame, in Italia, seppure meno minaccioso, non era cosi distante da non essere costantemente in agguato. Laddove Sordi dialoga con il piatto di pasta, in un rapporto più cerebrale, più distaccato, quasi più intellettuale, rimandando la soddisfazione del corpo con un sottile piacere della mente, Totò diventa puro istinto. In quella scena, cioè, Totò non è colui che mangia, meno che mai colui che intavola un dialogo con quello che mangia, in una nettissima separazione dei ruoli.

In quella scena, Totò è la fame, in una personificazione diventata iconica, con una mobilità facciale tipica della maschera e una tensione narrativa che contrappone lo sforzo tutto razionale di mantenere le buone maniere a quell’urgenza tutta animale di soddisfare i bisogni.

A conferma di quanto si diceva più sopra, in merito alla capacità unica di farsi interprete di esperienze vissute in prima persona, la scena fu improvvisata dallo stesso Totò, sotto gli occhi increduli degli stessi attori. Ma fu l’unica volta in  tutta la ricchissima filmografia dell’attore, in cui egli si avvicino’ al cibo in maniera ingorda, quasi cannibalesca.
Altrimenti, la regola è sempre la stessa- un distacco garbato, ironico, una compostezza che diventa comicità nel momento in cui segna l’assurda distanza fra la realtà e la sua rappresentazione, lontana da ogni volgarità e da ogni eccesso.

In questo senso, chi ha ridotto il rapporto di Totò con la fame a quello dei grandi mangioni della storia (da Pantagruel allo stesso Pantalone, a cui l’attore viene costantemente paragonato) non ha capito quanto diversi siano i piani della rappresentazione. Pantalone e’ avido, Pantagruel è insaziabile. Totò, per contro, “ si discosta da questa visione perché la sua fame non arriva mai a tali bassezze o mostruosità. Certo anche lui si lascia andare a desideri onirici e gli capita d’ingozzarsi, ma lo fa in maniera più composta, da essere umano reale e affamato. Il suo rapporto col cibo non è selvaggio, rimane comunque giocoso e garbato”. (Assenza, F., La fame nel cinema italiano – tesi di laurea)
Al pari della fame, anche il suo tratto educato e composto, quello che lo ha reso interprete cosi straordinario dei bisogni primari dell’umanità, ha radici ataviche: d’altronde, “signori, si nasce”. E Totò, lo nacque, modestamente.

Bibliografia
Assenza, F., La fame nel cinema italiano (tesi di laurea)
Giorgioni, L., Pontiggia, F. Ronconi. M., La Grande Abuffata: percorsi cinematografici fra trame e ricette.
Marzi, A. Toto’ a Tavola, Orizzonti, n. 38

Testi a cura di Alessandra Gennaro e Lucia Melchiorre
Illustrazioni di Mai Esteve in esclusiva per il Calendario del Cibo Italiano

6 Comments

  • Alterkitchen Alterkitchen – Uova del vescovo per il Principe della risata

    15 aprile 2017 at 9:01

    […] questa ricetta partecipo alla celebrazione della Giornata Nazionale di Totò indetta dal Calendario del Cibo Italiano. E seguite la pagina Facebook, dove oggi vedrete una […]

  • “Fegato capriccioso” di Totò – Officina Golosa

    15 aprile 2017 at 9:03

    […] è il mio contributo per il Calendario del Cibo italiano nella giornata dedicata a Totò ed alle sue pietanze […]

  • Timo e lenticchie

    15 aprile 2017 at 9:10

    Festeggio il grande Totò con questa Minestra eccezionale
    https://www.calendariodelciboitaliano.it/2017/04/15/gn-di-toto/

  • Le frittelle al basilico di Totò | Ricetta ed ingredienti dei Foodblogger italiani

    15 aprile 2017 at 22:38

    […] cinquanta anni dalla morte di Totò festeggiamo oggi la giornata Nazionale di Totò nel Calendario del cibo […]

  • Spaghetti alla Gennaro | Ricetta ed ingredienti dei Foodblogger italiani

    16 aprile 2017 at 10:38

    […] il Calendario del Cibo italiano festeggia il grande Totò!Attore della commedia dell’arte, un artista dello spettacolo comico […]

  • Dani

    18 aprile 2017 at 8:40

    Articolo meraviglioso, mi mettete voglia di riguardare tutti i film di Totò, soprattutto dopo questa lettura del suo rapporto con il cibo. Bravissime tutte, per i testi, gli spezzoni e il disegno di quel genio della Mai!

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