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Era il 13 dicembre del 1646.

Nel porticciolo della cittadina siciliana le poche barche rimaste venivano incessantemente sbatacchiate dalla tempesta che infuriava; il vento era gelido e gli abitanti scampati alla pestilenza lottavano con le imposte che il vento impetuoso cercava in tutti i modi di scardinare.

Nessuno pensava a festeggiare la Santa protettrice della vista: troppo poveri, troppo miseri, ma soprattutto troppo affamati.

Nemmeno il grosso mercantile riuscì a resistere alla furia degli elementi e si arenò sulle rive.

Gli abitanti disperati e stravolti dalla fame non ci pensarono due volte e si precipitarono nelle stive, sperando di trovare non oro o sete pregiate, ma qualcosa di commestibile da dare ai loro bimbi.

Santa Lucia fece il miracolo: le stive erano piene di grano! Fare il pane? No, non c’è tempo, la fame è troppa e lo stomaco reclama. Ma il grano è troppo duro da masticare, soprattutto per i denti dei bimbi. La soluzione più pratica e veloce è lessarlo e condirlo con ciò che si riesce a recuperare dalle desolate dispense.

In una casa un goccio d’olio, in un’altra un pomodoro, qualcuno trova chicchi di melograno rinsecchiti, o quattro fagioli quasi ammuffiti. Tutto nel piatto, con il grano sta bene qualunque cosa.

E così, cuccitiello dopo cuccitiello (chicco dopo chicco), secondo la leggenda, nacque la cuccìa, che in molti paesi del meridione, ancora oggi viene preparata nel giorno di Santa Lucia, in innumerevoli varianti: con legumi, con carne di capra, con verdure, ma anche con canditi, cioccolato e melagrana.

In realtà sembra che un piatto simile esistesse già in tempi remoti e che fosse alla base dell’alimentazione degli Enotri. Varianti del piatto si ritrovano anche in Albania, in Turchia e addirittura in Polonia.

La stessa notissima pastiera napoletana è una variante dolce dell’originaria cuccìa.

La spiegazione più probabile è quella, comune a tanti altri piatti, che ipotizza che in epoche e luoghi diversi, popoli differenti abbiano avuto la stessa idea.

Ma a noi piace credere nella leggenda di santa Lucia, così oggi prepariamo questo piatto dolce.

cuccìa

Cuccìa dolce alla crema di ricotta (da “La cuccìa” – DEA Editori)

Ingredienti per 4/6 persone

  • 500 g di grano duro
  • 800 g di ricotta fresca di pecora
  • 250 g di zucchero semolato
  • 250 g di zuccata o altri canditi a piacere
  • 150 g di cioccolato fondente in gocce o pezzetti
  • 40 g di granella di pistacchio
  • 30 g di cannella in polvere

Pulite con cura il grano e lasciatelo a bagno in acqua per due giorni, cambiando l’acqua ogni 12 ore.

Sciacquatelo, versatelo in una pentola, copritelo con abbondante acqua leggermente salata e fatelo cuocere a fuoco lento per un paio d’ore circa, controllando che sia gonfio e morbido, ma non scotto.

Scolatelo e passatelo sotto l’acqua fredda poi collocatelo in un’ampia ciotola.

Montate la ricotta con lo zucchero fino ad ottenere una crema soffice che passerete al setaccio.

Unite la cannella, i canditi a pezzetti, le gocce di cioccolato ed amalgamate bene il tutto.

Aggiungete il grano, mescolate delicatamente e lasciate riposare in frigo per un’ora.

Servite in bicchieri da dessert, decorando con scaglie di cioccolato e granella di pistacchio.

Articolo e foto di Anna Laura Mattesini

2 Comments

  • Ross

    13 Dicembre 2017 at 11:35

    E’ una vera delizia, il limite che ha risiede nel fatto che quando inizio a mangiarla non smetterei più.

  • Cristina Galliti

    13 Dicembre 2017 at 18:33

    Ma che bella storia!! Io conoscevo solo la versione dolce! Quindi non avevo avuto un’intuizione sbagliata a pensare di abbinare il grano cotto con le acciughe..se solo l’avessi fatto 😉 ma ci proverò…
    Grazie per questo interessante articolo!

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