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Il fico d’India è visto da molti come un frutto prettamente estivo, ma grazie all’antica tecnica della scozzolatura, possiamo godere della varietà migliore di questi preziosi frutti proprio al principio dell’inverno.

Una leggenda siciliana vuole che tale tecnica sia stata scoperta per caso, grazie a una lite fra confinanti: volendo danneggiare il vicino, un contadino fece cadere con un bastone i fiori delle piante, pensando così di privarlo del raccolto di quell’anno. Le piante però emisero nuovi fiori, che fruttificarono più tardi. Grazie alle piogge di cui le piante beneficiarono, vennero fuori frutti più grossi e succosi, con pochi semi.

Quale che ne sia l’origine, la tecnica della scozzolatura una pratica antichissima, che oggi viene praticata a mano: un procedimento più delicato rispetto al bastone, che non danneggia le piante. I frutti che ne derivano sono detti bastardoni o fioroni, e come detto sopra hanno caratteristiche organolettiche migliori dei loro fratelli che maturano nel periodo più siccitoso dell’anno.

La scozzolatura viene praticata in tre periodi diversi: a metà giugno, per avere i frutti in settembre, a fine agosto per avere i frutti in dicembre, e – ultima frontiera – a fine ottobre, per protrarre la fruttificazione fino a febbraio.

Tra le varietà siciliane più diffuse vi sono la Surfarina, a polpa croccante di colore giallo zolfo, la Bianca o muscaredda e la rossa detta anche sanguigna o cularussa.

I frutti dell’Opuntia Indica, questo è il nome scientifico del Fico d’India, hanno un profilo nutrizionale molto interessante: ricchi di zuccheri, calcio, fosforo, vitamine C ed E, calcio, fosforo, magnesio e amminoacidi, aiutano a depurare l’organismo, facilitano l’espulsione dei calcoli renali e aiutano il fegato. Di questa pianta si consuma tutto, tranne le spine: i frutti sono un ottimo tonico dell’organismo e combattono i radicali liberi, dai fiori essiccati si ottiene un decotto diuretico, la polpa dei cladodi – le carnose pale di fico d’India – applicata come un cataplasma, dà sollievo contro angine, tonsilliti ed ascessi e il loro succo dà sollievo nella pertosse e nella tosse asinina.

Dal 2003 il Fico d’India dell’Etna ha ottenuto la D.O.P., ma già dal 1984 a San Cono (CT) si svolge la sua sagra durante il primo fine settimana di ottobre, con tanto di menù di degustazione che propongono piatti dolci e salati che lo vedono protagonista.

MOSTARDA CREMOSA DI FICHI D’INDIA

Sbucciate un chilo di fichi d’India, tagliateli a pezzi e metteteli in una casseruola larga dalle pareti alte insieme a 50 ml di acqua.

Cuoceteli mescolando continuamente per una decina di minuti, per consentire al succo di sciogliersi.

Filtrate il succo premendo con un cucchiaio di legno, poi rimettere i semi nella pentola e ripetete il procedimento per raccogliere più succo possibile.

Pesate il succo ottenuto e aggiungetevi dieci grammi di amido di frumento o fecola di patate per ogni 100 grammi di succo ricavato, mescolando con una frusta per impedire la formazione di grumi.

Mettete la crema sul fuoco e fatela addensare, poi versarla nelle ciotole individuali.

Fatela raffreddare e servitela, cospargendo la superficie di granella di nocciole, mandorle e pistacchi e con poca scorza di limone grattugiata.

 

Testo, ricetta e foto di Maria Pia Bruscia

Fonti:

Monrealenews.it

Sapori e saperi di Sicilia

Territori.coop

Saporie.com

Vizzinionline.it

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