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E’ curioso come una ricetta assente dai libri di cucina prima degli anni ’50  riesce  a scaldare gli animi dei Romani chiamando a testimoniare sulla propria versione originale un esercito di zie o nonne, vive o defunte senza nessuna distinzione.  C’è chi sostiene che l’hanno inventata i soldati americani aggiungendo alla ricetta della pasta cacio, pepe e uova il bacon che avevano a disposizione mentre secondo i più patriottici erano le donne italiane ad averla pensata in omaggio ai soldati americani dopo la liberazione di Roma. Potrebbe essere.  Il nome Carbonara invece potrebbe derivare dai pezzetti del guanciale abbrustolito molto bene nella padella di ferro (d’obbligo sembrerebbe) fino a farla diventare scura come il carbone oppure dall’abbondanza del pepe nero utilizzato. Probabile.

Per quel che riguarda gli ingredienti e il procedimento, i Romani, custodi della verità sulla soprannominata prelibatezza della cucina della Capitale , sono uniti nel decalogo che segue:

  1. Usa sempre er guanciale. Si volevamo er bacon annavamo in America.
  2. Niente parmigiano, solo pecorino. Chi dice metà e metà c’ha quarcosa da nasconne.
  3. Nun coce l’ovo. Mejo n’infezione che na frittata.
  4. Niente ajo e niente cipolla, nun stai a fa er ragù.
  5. Nè ojo, nè buro, nè strutto. Hai da fa’ spurgá er guanciale.
  6. Niente peperoncino. In Calabria ce vai st’estate.
  7. Non usare altre spezie al di fuori der pepe. Si nun te sta bene vai a cena dall’indiano.
  8. Chi mette ‘a panna dovrebbe annà in galera.
  9. Nun dì mai ‘carbonara’ e ‘vegana’ nella stessa frase.
  10. Tonnarelli, spaghetti, bucatini, rigatoni. Va bene tutto, basta che non fai scoce ‘a pasta.

(citazione ripresa dal commento di un certo Marco nella discussione sulla “Vera storia della pasta alla Carbonara” pubblicata 7 ottobre 2015 nel Magazine on line Artimondo)

Carbonara

Per 4 persone:

  • 400 g di spaghetti
  • 200 g di guanciale
  • 100-150 g di pecorino romani stagionato
  • 4 tuorli + 2 uova intere
  • Pepe nero macinato

Sbattete i tuorli, gli albumi e la metà del formaggio in una ciotola. Aggiungete anche abbondante pepe macinato.

Eliminate la cotenna e tagliate il guanciale a dadini. Fatelo abbrustolire molto bene a fuoco alto in una padella di ferro.

Intanto cuocete la pasta al dente nell’acqua in ebollizione salata, scolatela e ripassatela velocemente nella padella con il guanciale. Spegnete il fuoco, versate le uova mescolando velocemente aggiungendo gradualmente il pecorino rimasto e poca acqua di cottura se dovesse servire per la mantecare la pasta. Il condimento deve risultare rappreso ma cremoso e non strapazzato. Impiattate subito e aggiungete un’ultima spolverata di pecorino e di pepe nero macinato al momento.

I contributi che seguono sono le varianti della Carbonara… ci perdonerà la ricetta originale, di un gioco si tratta!

Anna Maria Bustelli – …. di mare

Fabiola Palazzolo – ….. di zucchine genovesi

Annarita Rossi – …. di cozze

Fabio Campetti – …. al tartufo nero

Milena Zuppiroli – …. nei mini ravioli

Katia Zanghì – …. di asparagi selvatici

Vittoria Traversa – …. ai carciofi croccanti

 

 

Articolo di Marina Bogdanovic

Foto di Aurelia Bartoletti

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3 Comments

  • Anna Laura

    20 gennaio 2018 at 13:30

    Il decalogo l’ho imparato a memoria e le ricette eretiche sono tutte da replicare. Grandi!!!

  • Mai

    20 gennaio 2018 at 13:35

    ADOROOOOO!!!! “Nun coce l’ovo. Mejo n’infezione che na frittata.”

    Grazie, grazie, grazie!
    Ora lo linko ai miei fratteli così imparano!

  • Macina Caffè

    20 gennaio 2018 at 14:59

    Proprio qualche giorno fa ho letto fino alle lacrime questo decalogo su fb…esilarante!
    E ottime tutte le divertite variazioni sul tema (se fa’ pe’ gioca’!)
    Bravissime a tutte!!!

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