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Lidia Bastianich é uno dei nostri migliori “prodotti di esportazione”, che incarna i valori più nobili dell’Italianità: un’imprenditoria fatta di spirito di sacrificio e di tenacia, di talento e di lavoro sodo, di coerenza e di rispetto di un ruolo, quello di ambasciatrice sul campo della cucina italiana negli U.S.A., da lei rivestito sempre con grande serietà e grande rispetto. Inevitabile, quindi, chiedere a lei di essere testimonial del piatto di pasta al pomodoro più conosciuto al di fuori dei nostri confini, che lei ci racconta cosi.

“La cucina italo- americana é una realtà autonoma e a sé stante. E’ si il frutto di una contaminazione, ma non una storpiatura: è stata la prima cucina italiana degli emigranti della fine dell’Ottocento che provenivano prevalentemente dalla Campania, dalla Calabria e dalla Sicilia: quindi la cucina italo americana era basata sulla cultura di quelle tre regioni. Queste persone sapevano cucinare ma non avevano i prodotti originali, quindi hanno rifatto i piatti italiani con i prodotti disponibili ed è così che nacque la prima cucina italo americana.

Qui negli Stati Uniti gli immigranti italiani hanno trovato abbondanza di carne di ottima qualità, cosa che a casa loro scarseggiava a quei tempi. Hanno pertanto cominciato ad usarla in moltissime ricette anche nei sughi: salsicce, polpette, braciole… il che non riflette molto la cucina italiana, ma è molto amata qui.

Anche io agli inizi nel 1971 quando aprii il mio primo ristorante, presi uno chef italo americano.

Poi nel 1981, dopo 10 anni di studio, sono diventata chef di cucina quando aprimmo Felidia e ho cominciato a proporre la vera cucina regionale italiana, il massimo che potevo con i prodotti che avevo e ciò ha suscitato grande curiosità fra il pubblico e fra i giornalisti. Ricordo che venne a mangiare da noi anche Julia Child, che era già l’icona della cucina americana , voleva imparare a fare il risotto ed è venuta anche a casa mia, poi io sono stata ospite della sua trasmissione televisiva e da li che ebbe inizio la mia carriera televisiva.

C’è da dire che gli americani sono molto pignoli, si informano, studiano, si interessano alla cucina regionale italiana e la cercano molto. Sono un pubblico molto attento e preparato, conoscono benissimo la differenza fra cucina italo americana e cucina regionale italiana.

Ecco uno dei piatti Italiani più popolari e richiesti in America che non vengono mangiati in Italia. E’ strano, ma è un piatto che si è sviluppato nelle cucine dei primi immigrati in America. E’ diventata una delle ricette preferite nel mio libro Lidia’s Family Table. La carne era abbondante in America, ma non in Italia. Quindi la domenica, il giorno dei pasti in famiglia, aggiungevano polpette di carne al sugo per gli spaghetti”.

Spaghetti con Polpette di Carne

Ingredienti
Per 6 persone

Per la Salsa
2 kg di pelati San Marzano in scatola
50 g olio evo
1 cipolla bionda tritata
1 cucchiaino di peperoncino in polvere
2 foglie di alloro

Per le Polpette
220 g di carne di maiale macinata
220 g di carne di manzo macinata
90 g di pane grattugiato
90 g di Grana Padano grattugiato
25 g di prezzemolo
2 spicchi di aglio sbucciati
1 uovo
Sale e pepe

Per friggere
farina qb
0, 50 g olio evo
50 g olio di semi di arachide
450 g di spaghetti

Passate i pomodori in un passaverdura. Scaldate l’olio e fate soffriggere la cipolla a fuoco medio per 4’, aggiungete la passata di pomodoro, peperoncino, l’alloro, sale e pepe. Portate a bollore, abbassate la fiamma e cuocete per 30 minuti.

In una ciotola amalgamate le carni, unite pangrattato, formaggio, aglio e prezzemolo tritati.

A parte, sbattete l’uovo con sale e pepe e versatelo nel composto di carne, amalgamandolo fino a renderlo omogeneo. Con le mani formate le polpette, infarinatele e friggetele nell’olio bollente per 6 minuti.

Scolatele e adagiatele nella salsa, portando a cottura per 30 minuti. Lessate la pasta in acqua salata, scolatela e conditela con la salsa.

Testi a cura di Alessandra Gennaro e Francesca Carloni
Fotografie gentilmente concesse da Diana De Lucia per Lidia Bastianich

4 Comments

  • Silvia

    21 giugno 2017 at 10:28

    Meno male che c’è Lidia Bastianich!

  • Elisa Dondi

    21 giugno 2017 at 11:25

    Sempre woooow la redazione di MTC!

  • Paola Sartori

    21 giugno 2017 at 12:04

    Molto molto bella questo racconto che dimostra chiaramente come la cucina sia frutto di tradizione di risorse del territorio. Questa è cultura del cibo. Bravissime 😉

  • Paola

    21 giugno 2017 at 12:52

    Proprio come la faccio io! Sempre una festa per tutti. Io devo dire non le passo nella farina ma le friggo direttamente. Nonna (sicula) docet! Felice di seguirti. Anch’io nel mio piccolo sono ambasciatrice della nostra cultura in Belgio. Complimenti!

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